Torna anche nel 2026 Qui 365 Festival.
La rassegna creata dal FLA e dalla Fondazione Pescarabruzzo che ti fa vivere la cultura tutto l’anno
Remo Rapino
La scortanza
(Minimum Fax)
con Vincenzo d’Aquino
Venerdì 27 febbraio 2026
ore 18:00
apertura porte dalle ore 17:30
Ingresso libero fino ad esaurimento posti
Dopo la vita (la morte e i miracoli) del “cocciamatte” Bonfiglio Liborio, il Premio Campiello 2020 ci racconta la storia dello "sfasulato" Rosinello.
“Mica sempre vero che i genitori vogliono un bene da morire ai figli. Se così fosse, i miei genitori, se m’avessero voluto bene davvero, a me, mai e poi mai m’avrebbero attaccato ’sto nome farlocco che potrebbe andar bene, sì e no, per lo scemo di testa e di camminata storta del paese. Che se dopo ci accompagni pure il cognome, Capobianco…“
(Incipit, La scortanza)
Una della qualità più vivide e nette della scrittura di Remo Rapino è il saper raccontare le storie degli ultimi, dei “matti”, dei poveri, degli “sfasulati”, di coloro che di solito non vengono ascoltati, come fossero le storie di tutti (o forse proprio perché lo sono davvero).
La nostra storia inizia con un uomo, Rosinello Capobianco, che è seduto alla Fontanella e conta le mattonelle.
Mentre le conta, mette in fila i ricordi della sua vita “che, proprio come le mattonelle, si contano sempre a tre a tre“. In questi ricordi ci sono storie mezze vere e mezze false, racconti di seconda e terza mano, gli amici di sempre, i maestri, le emozioni, le gioie e le disperazioni, i primi amori e i primi baci e chi ha fatto quello che Rosinello può solo sognare. Ci sono anche Nicola, Giacomino, Cenzino, Libbò e Ginetta.
Mentre conta le mattonelle e i ricordi, Rosinello mette in fila anche la scortanza dei suoi giorni.
“Forse la scortanza è proprio quest’aria pesante che s’accascia, mezza morta, su mille pensieri, tutto un teatro astruso che mi recita un girotondo, gira e gira la tra tutti giù per terra, una quadriglia di figure che si fermano e poi ripartono, come le nuvole, il vento, la neve, i cani senza padrone.”
(La scortanza)
Un termine che non esiste per raccontare un sentimento che prima o poi tutti siamo destinati a provare.
La malinconia, la voglia, il bisogno di ricordare e di raccontare i ricordi, così che più si raccontano e più si ricordano e più diventano vividi e reali.
Un sentimento che “spinge a dare un nome agli incontri, alle facce, ai luoghi, prima che svaniscano; a trattenere ciò che resta.“
Dopo Liborio, dopo Mengo, la voce inconfondibile e poetica di Rosinello aggiunge un nuovo capitolo all’epopea degli sfasulati, un altro tassello a quel paesaggio in cui ogni frammento può contenere stelle, lune, pianeti, galassie, e dove l’atto dolcissimo e doloroso del ricordare è una mano tesa, un dono fraterno, un canto che scoraggia la morte e strappa la promessa di un racconto eterno.
Remo Rapino è stato insegnante di storia e filosofia. Vive a Lanciano. Minimum fax ha pubblicato Vita morte e miracoli di Bonfiglio Liborio (2019), vincitore del Premio Campiello 2020, Cronache dalle terre di Scarciafratta (2021) e Fubbàll (2023), vincitore del Premio Gianni Mura. Tra le altre sue opere ricordiamo i romanzi Un cortile di parole (Carabba 2006) e Di nome faceva Arturo (Città Nuova 2025) e le raccolte di poesie Cominciamo dai salici (Crocetti 2002), La profezia di Kavafis (Mobydick 2003) e Le biciclette alle case di ringhiera (Tabula Fati 2017).
*** Ingresso libero fino ad esaurimento posti
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